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Il Borgonuovo della Rocchetta

Il borgo nuovo ben rappresenta l’organizzazione territoriale degli Spinola nel periodo della loro massima espansione feudale. In questo luogo, strategicamente posizionato lungo l'asse nord–sud di collegamento tra Genova e i territori della pianura lombarda, da sempre di vitale importanza per i flussi commerciali e gli spostamenti delle popolazioni liguri e padane, passa una delle cosiddette ‘vie del sale', tra le più importanti a partire dal XIII secolo e tra le più frequentate, per i bassi crinali allineati perpendicolarmente all'Appennino: l'antica carovaniera denominata 'Via della Salata' o 'Via dei Feudi Imperiali'(7), in certi tratti ricordata anche come 'Strada del pedaggio', che, partendo direttamente dai magazzini del sale del porto di Genova risale la dorsale dei forti e intersecando vari percorsi alternativi, transita per il passo della  Crocetta d’Orero, incrocia il torrente Scrivia a Casella, giunge a Crocefieschi, imbocca la Val Vobbia e attraverso il valico di Costa Salata e Mongiardino, discende in  Val Borbera inoltrandosi in Lombardia e Piemonte attraverso le Valli Curone, Besante, Grue e Scrivia.

L’antica vocazione commerciale, induce Napoleone IV Spinola a insediarsi lungo la rotta di transito del fondovalle sulla riva destra del Sisola e qui, dove già nel 1626 si sta sviluppando il nuovo borgo “stante un solenne cottidiano Mercato”, progetta il suo nuovo insediamento presidiando, anche simbolicamente le vie di accesso e uscita con due ‘portini’(8) destinati al controllo e all’esezione dei dazi sui convogli delle mercanzie che, a dorso di mulo, percorrono quotidianamente i sentieri sui crinali spartiacque e lungo i greti dei torrenti. Oltre al sale, la merce di grande transito più pregiata perché soggetta alle gabelle più alte, si trasportano derrate agricole, come olio, riso, grano, pollame, insieme a tessuti, sapone e materiali da forgia; si esporta merce locale come castagne, nocciole, pelli da concia, legna, carbone e come si legge in antichi carteggi il vino Timorasso, fagiolane, funghi, patate quarantine, formaggi come il Montebore e la Mollana, mele carle: prodotti coltivati in valle ancora oggi.

L’opulenza della casata Spinola ed in particolare della linea infeudata dalla signoria di Roccaforte, non solo permette la costruzione ‘ex novo’ del Borgo, ma soprattutto l’impiego di maestranze tecniche e manovali qualificate per la realizzazione degli edifici.
L’imponente palazzo marchionale(9), eretto tra il 1666 e il 1678, diventa la nuova residenza del feudo imperiale della famiglia, sostituendo quella più antica di Roccaforte. La popolazione cresce progressivamente e nel 1668 il vescovo di Tortona Carlo Settala, in visita pastorale, può constatare che la parrocchiale di S.Antonio Abate, costruita pochi anni prima, conta “158 anime da Comunione, 300 in tutto, fuochi 54, cioè 40 nel Borgo Nuovo”.

Nel suo ampliamento l’abitato incorpora i nuclei di case preesistenti, tra cui i caratteristici ‘Marughi’, riconoscibili nel gruppo di case quattrocentesche di pietra, entrando a sinistra, dall’unica porta oggi perfettamente conservata che delimita il borgo a sud verso Genova.

La nuova Rocchetta si sviluppa lungo l’asse viario unico sul quale si affacciano, allineate sui due fronti, le facciate intonacate delle nuove abitazioni a più piani, dipinte alla maniera ligure, con alcuni bei portoni e passaggi voltati che si aprono sui cortili e sugli orti retrostanti.  Un borgo di strada attrezzato per la sosta, lo smistamento e lo scambio di merci e approvvigionamenti di derrate agricole e animali di ricambio; dotato di osterie, botteghe, magazzini, granai, un macello, la pesa, ricetti e stalle dove poter ricoverare, in caso di mal tempo, fino a trecento muli. Un ingegnoso ed efficiente sistema di conduzione idrica e fognaria attraversa il borgo e i giardini camerali (la camera è l’amministrazione signorile), alimentando l’abbeveratoio per i muli, fontane pubbliche e lavatoi coperti. I mulini di proprietà camerale, tra cui il mulino della polveriera e le tre fabbriche di polvere pirica, forniscono ricchi introiti fiscali. C’è il palazzo Pretorio, sede degli esattori e agenti del feudo, che ospita all’occorrenza plenipotenziari imperiali, come il delegato inviato nel 1722 ad istruire un processo alla popolazione per concorso nella diserzione di soldati dell’esercito austriaco.
C’è una zecca per battere moneta(10), attiva dal 1669 al 1721 e una stamperia camerale fondata nel 1673, dove vengono stampati importanti documenti e gli statuti dell'Ordine di Malta(11), oggi conservati nelle più importanti biblioteche d'Europa.

Ancora oggi, nonostante i mutamenti avvenuti nel tempo, le costruzioni successive, l’abbandono e l'incuria, Rocchetta mantiene l'impianto urbano seicentesco allineato lungo l’asse viario unico, con alcuni edifici che conservano elementi barocchi di pregio nei portali, nei mensoloni che sorreggono i balconi, nei cornicioni e nelle tracce dei decori sulle facciate dipinti con i tipici colori liguri. Tra essi spiccano oltre il Palazzo Spinola, la Porta Genova, le due fontane, l'Oratorio di S. Stefano, il settecentesco Palazzo Delucchi-Tassorello-Poggi e sul piazzale di fronte al Palazzo, in posizione più elevata, la maestosa Parrocchiale di S. Antonio Abate voluta dal fratello di Napoleone IV, Raffaele Spinola Priore dell’Ordine di Malta, affiancata da un bellissimo ed elegante campanile settecentesco con la canonica, fatti costruire dall’ultimo discendente diretto della famiglia(12).


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