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La soppressione dei feudi imperiali

Napoleone Bonaparte nel 1797 decreta la fine dei Feudi Imperiali e con il trattato di Campoformio il 18 ottobre, l’imperatore d’Austria rinuncia definitivamente ai suoi diritti su di essi accettandone l’unione alla Francia nella Repubblica Ligure. Sull’onda della rivoluzione francese, il popolo brucia nella piazza di Rocchetta, davanti a 3000 persone,  l’archivio marchionale, per disperdere le tracce della proprietà feudale(13). Ma le condizioni di vita della gente, rimaste invariate per secoli, sopravvivono ancora a lungo, con l’organizzazione sociale basata sul ruolo determinante della famiglia, gli stili di vita con le tipiche espressioni di cultura materiale e spirituale, come sopravvivono i modi di spostarsi e la struttura economica basata sull’esistenza delle millenarie vie di transito battute dai mulattieri, più che sull’agricoltura piuttosto povera dei luoghi dove la resa di un chicco di grano è inferiore di circa 8 volte rispetto alla pianura.
I Raggi, eredi degli Spinola, non possono più riscuotere dazi sulle merci, ma rimangono in possesso di buona parte del loro territorio fino alla metà del XIX secolo e i loro agenti e procuratori continuano a percepire redditi, a riscuotere affitti e a seguire i contenziosi nati a Rocchetta e in tutti i loro ex feudi perchè “rifiutatisi di pagare dai debitori dei medesimi per pretesa soppressione loro”. I profitti dei traffici carovanieri e i piccoli appezzamenti di terreno, forniscono ancora l’indispensabile per i bisogni della famiglia contadina dove tutti lavorano e possono integrare i guadagni vendendo per lo più a Genova qualche prodotto o lavorando: gli uomini come artigiani, operai e marittimi, le donne a servizio presso le botteghe e le famiglie di città.




 

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