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La vita nel feudo

Gli Spinola hanno controllato questi territori per oltre cinque secoli, esercitando il potere politico ed amministrativo e garantendo in cambio l’ordine pubblico e la sicurezza militare. Loro prerogative feudali erano quelle di esigere tasse e imporre dazi, di istituire la giustizia civile e penale, di stabilire e far rispettare le condizioni d’uso delle parti comuni come i corsi d’acqua, le vie di comunicazione, i boschi e i pascoli concessi in uso dietro vari tipi di pagamento (fitti gentili, censi, pigioni, enfiteusi, laudemi).
Nel 1737 il console viennese a Genova descrive in un suo memoriale Rocchetta come “un bellissimo borgo dove vi sono tutti li comodi per la negoziazione e mercatura, tanto di magazzini che di osterie” e la Val Borbera come un luogo sicuro “ogni dì frequentato da mulattieri che vanno e ritornano carichi per li Feudi imperiali di Mongiardino e Croce”.
Quarantasette anni dopo, Carlo Napoleone Spinola, la cui pessima amministrazione, causa il dissesto finanziario del feudo e una carestia tra la popolazione, presenta al delegato imperiale, in sua difesa, una “Memoria dei benefici fatti al suo Marchesato di Roccaforte e Rocchetta”,  ricordando che  “ i suoi antenati gloriosi hanno fabbricato di tutto punto la Rocchetta, con avere poi enfiteuticate le case alli forestieri venutivi  ad abitare, con pochissimo canone, e vendutane una parte a vile prezzo. Hanno similmente fabbricato a Rocchetta di tutta  pianta  la  chiesa  parrocchiale quando  gli  abitanti  erano  necessitati  adandare ad Albera, con passare il torrente Borbera” e che proprio lui “ha fabbricato di tutto punto a sue spese il bellissimo campanile e canonica”. Ma nonostante i forti agganci con Vienna, già comprovati dal proscioglimento della precedente accusa di stampare moneta falsa: un “vizio di casa Spinola… ereditario”, lo stravagante per non dire folle, Marchese Carlo Napoleone Spinola, verrà interdetto nel 1784 per insolvenza.


 

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