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Rocchetta nel ‘900

Ai primi del Novecento tutta la media e alta valle Borbera versano in condizioni sempre più difficili per la mancanza di infrastrutture, la bassa produttività agricola, l’impossibilità di incrementare gli scarsi redditi familiari e la perdita di risorse umane.
I flussi migratori si arrestano solo allo scoppio della prima guerra mondiale, ma riprendono alla fine del conflitto, sia verso le aree metropolitane dove un posto in fabbrica, comunque, vuol dire stipendio tutto l’anno e lavoro meno massacrante, sia oltreoceano in cerca di fortuna(20). Mete storiche dell’emigrazione di intere famiglie che partono anche da Rocchetta sono, già dalla fine dell’800, l’Argentina, il Brasile e gli Stati Uniti(21).
Chi resta dispone di due sole strade sterrate che costituiscono, fino alla fine della seconda guerra mondiale,  le uniche vie di comunicazione della media e alta valle con la bassa Val Borbera e con la Val Curone. Quella che da Rocchetta, seguendo il tracciato delle antiche vie carovaniere tra Genova e Milano va a Dernice e in Val Curone, è la principale via carrabile per il trasporto delle merci necessarie alla sussistenza della popolazione, fortemente aumentata per la presenza di profughi delle città e di partigiani. L’altra é la strada delle ‘strette’, scavata coraggiosamente nel 1874 nella roccia di puddinga a forza di mine, che va da Persi a Pertuso attraverso il primo ‘Ponte del Carmine’(22) (crollato dopo pochi anni e subito ricostruito) e che viene proseguita nel 1923 fino a Cabella. I tratti per Mongiardino e tra Cabella e Carrega, tracciati alla fine degli anni ’30, vengono ultimati nel dopoguerra, come il tratto tra Cosola, le Capanne e la valle Staffora(23).
L’energia elettrica quando c’è è prodotta localmente dagli antichi mulini. Tra il 1928 e il 1932 una rete ad alta tensione,  prodotta dalle centraline costruite dall’avvocato Pertica nei suoi due mulini di Rocchetta e Dovanelli, distribuisce energia elettrica, ai comuni di Rocchetta, Roccaforte, Cabella e Dernice e alle loro frazioni, comprese quelle di Albera e Cantalupo. Ma soltanto nel ’53 le ‘Imprese Elettriche Val Borbera’, con un impianto più grande a Dovanelli, riusciranno a servire la vallata con una rete più efficiente e completa.
Durante la II guerra mondiale, la Val Borbera é teatro di eventi drammatici e qui la lotta partigiana ha scritto alcune tra le pagine più significative della Resistenza. Rocchetta diventa il centro più attivo della 'Zona Libera', ufficialmente istituita all'inizio di settembre, ovvero amministrata dai partigiani, un territorio comprendente la Val Borbera fino alle strette di  Pertuso, la Val Sisola, l'alta Val Grue e la val Curone fino a Brignano Frascata. In queste zone le formazioni partigiane sono molto attente ai rapporti con le popolazioni dalle quali ricevono sostegno e collaborazione fondamentali. Già dall’agosto del '44, su iniziativa del dottor Tosonotti e dell'avvocato Pertica, funziona un ospedale nel Palazzo Tassorello, allo scopo di assistere la popolazione civile e i feriti, partigiani e non. Nella casetta sul fiume, in località ‘Masenghin’ si stabilisce per qualche tempo il comando della brigata Oreste e, nella ex caserma dei carabinieri risiede il comando del S.I.P. (Servizio Informazioni e Polizia) che svolge importanti compiti di pubblica sicurezza per la popolazione civile. In località Coghi, risiedono l’Intendenza della brigata prima e il comando della divisione Pinan-Cichero poi. Nell’ottobre del ’44 vengono riaperte su iniziativa partigiana le scuole elementari e viene istituita per la prima volta una scuola media ospitata in palazzo Spinola. A  novembre inizia la propria attività la giunta popolare democraticamente eletta per la prima volta, tra i cui componenti spicca la prima consigliera comunale donna.
Nel dopoguerra, il boom economico non porta alcun progresso alla media e alta Val Borbera e Rocchetta, coma le maggior parte degli altri paesi, si riduce ai nostri giorni ad un paese abitato prevalentemente da pochi anziani. Un luogo tuttavia, e forse anche a causa dei mancati interventi di sviluppo, praticamente incontaminato e che offre ambienti di suggestiva bellezza.


 

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