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Rocchetta nell’800 capoluogo di un territorio isolato

La parentesi napoleonica e la Restaurazione uscita dal Congresso di Vienna (1815) con l’annessione della Repubblica Ligure al regno sabaudo, decretano Rocchetta capoluogo di Dipartimento, il più esteso del Circondario ligure di Novi, comprendente Albera, Cabella, Cantalupo, Carrega, Mongiardino e Roccaforte(14).
Ma è l’inizio dell’inesorabile declino della media e Alta Val Borbera che non salva Rocchetta nonostante il suo ruolo di centro amministrativo e, dal 1856, di sede di Pretura. Infatti, l’apertura della ‘Regia via dei Giovi’(15) nel 1823 e la costruzione della ferrovia(16) nel 1854, concentrando i flussi di traffico li deviano, condannando all’oblio e all’uso locale non solo gli itinerari dei monti attraverso Cosola e Carrega ma anche quelli di fondovalle attraverso Rocchetta e Mongiardino. L’intero territorio, privo di strade carrabili, è quindi condannato al traffico mulattiero e pedonale nonostante le dimensioni, l’importanza e la ricchezza di foreste(17).
Dal Mandamento di Rocchetta ogni anno partono per Genova e Novi 13.000 ettolitri di vino, 5.000 quintali di uva, oltre 10.000 quintali di carbone e 4.000 di castagne, ed entrano grandi quantità di prodotti irreperibili localmente, ma le condizioni diventano sempre più pesanti e, come si legge in una delle numerose relazioni tecniche allegate alla richiesta di interventi, scritte tra il 1852 e il 1869, la popolazione paga “ormai la legna da ardere e il carbone di legna a più caro prezzo che a Genova, Alessandria, Torino”.
L'alessandrino Urbano Rattazzi, nel 1859, riorganizza la struttura amministrativa del Regno Sabaudo, suddividendo il territorio in provincie, circondari, mandamenti e comuni, consegnando all’Italia Unita, nel 1861, il Mandamento di Rocchetta esteso 212 Kmq, dalle vette dell’Antola, con le Tre Croci, il Carmo, l’Ebro e il Giarolo, ai confini con i circondari di Genova, Bobbio e Tortona: oltre la quarta parte dell’intero Circondario di Novi, divenuta una suddivisione della Provincia piemontese di Alessandria con sette Mandamenti (Capriata, Castelletto, Gavi, Novi, Ovada, Rocchetta e Serravalle) in funzione fino al 1926.  Il faticoso e forzato percorso  della  giurisdizione  territoriale, è sancito in un decreto del 1863, quando i paesi dell’Alta e Media Valle, ancora oggi alla ricerca del riconoscimento dell’identità storico culturale comune, possono aggiungere al loro nome, il  suffisso  ‘ligure’. Ma è una piccola consolazione che consegna alla  memoria  lo  straordinario passato tramontato definitivamente.
Nonostante le evidenti necessità commerciali e di collegamento e i numerosi progetti presentati per la costruzione di strade, l’isolamento, comincia a generare i suoi effetti inasprendo drammaticamente i problemi delle comunità uscite con grave ritardo dal lungo feudalesimo ed esponendo all’emarginazione, all’esodo, all’emigrazione, l’intero territorio e la sua popolazione(18). La rete di sentieri  che si diramano in tutte le direzioni, che storicamente ha unito queste terre di confine e incrementato i redditi agricoli con gli scambi commerciali e le emigrazioni stagionali verso le coltivazioni e le risaie del vercellese e della Lomellina, non  può  supportare  i  nuovi  assetti  politici,  amministrativi  ed economici.
Gli equilibri che hanno retto per secoli vengono sconvolti e persino il ruolo centrale delle parrocchie viene messo in crisi dall’irruzione delle idee risorgimentali e dalla sottrazione dei beni ecclesiastici, per legge, per far fronte alle spese sostenute dal Regno per le battaglie d’Indipendenza. Nella Pretura di  Rocchetta si svolgono le aste pubbliche dei beni della Chiesa e, nel 1868, si conclude un’emblematica  vicenda, protrattasi per mesi con denunce, querele, intimidazioni, un incendio e infine il processo ai tre parroci di Sasso, S. Martino e Roccaforte per aver cercato di dissuadere i parrocchiani dal partecipare alle aste, pena scomunica e negazione dei sacramenti.
Alla fine del secolo l‘innescarsi di processi di emigrazione definitiva oltreoceano(19) e l’abbandono dell’attività agricola montana e collinare accelerano lo spopolamento dei paesi e il degrado delle campagne coltivate. Rocchetta nel 1870 ha ancora 935 abitanti, ma di questi, solo 50 anni dopo, ne resteranno meno di due terzi.
Il richiamo delle vicine industrie drena forza lavoro e la Val Borbera diventa un serbatoio di mano d’opera organicamente necessario al progresso economico dei territori che gravitano intorno alle aree produttive di Genova, da sempre polo di attrazione per queste popolazioni, e di Novi Ligure che dalla seconda metà dell'Ottocento si avvia a diventare un moderno centro industriale prima nel settore tessile delle filande e della lavorazione della seta, in seguito nei settori dolciario e siderurgico.


 

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