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La Confraternita della Buona Morte alla processione di S.Anna

Come dice il nome, lo scopo della Confraternita della Buona Morte, originariamente, era quello di confortare e accompagnare i defunti, facendosi carico, soprattutto in assenza o in caso di povertà dei familiari, di assistere i moribondi, far celebrare il rito funebre, provvedere al trasporto, alle esequie e alla sepoltura delle salme. Nel tempo i compiti delle Confraternite, si trasformarono in favore di un’attività più strettamente devozionale, legata alle parrocchie e alle manifestazioni religiose popolari. Complesse vicende storiche ne segnano la sopravvivenza: furono soppresse nel 1798, ripristinate nei primi dell’800 e sottoposte a confisca dei beni produttivi in epoca risorgimentale. Anche a Rocchetta si trova traccia di queste vicende negli archivi comunali, in particolare con la richiesta del Consiglio comunale al Priore della Confraternita di consegnare i lasciti avuti in donazione.
Oggi, come prescrive la legge fin dal 1937, anche a Rocchetta, la Confraternita della Buona Morte, si è ricostituita in Ente laico con personalità giuridica e con un proprio statuto. L’atto più significativo è la sua partecipazione il 26 luglio alla processione della festa patronale di S. Anna portando i ‘Cristi’: tre pesanti crocefissi devozionali, attualmente conservati in Chiesa, le cui braccia sono ornate alle estremità da enormi ‘canti’ dorati. La processione, accompagnata dalla banda, parte dalla Chiesa si reca alla porta sud, poi percorre tutta la via con soste rituali, canti, e preghiere, gira intorno alla piazza dove il parroco impone la benedizione e ritorna in Chiesa. I Confratelli si dispongono in corteo secondo i propri ruoli, agli ordini del Priore, indossando lunghe vesti cerimoniali nere, il colore che contraddistingue la Confraternita della Buona Morte, dotate di cinture ai fianchi e mantelline corte, sulle quali sono ricamati i gradi. I portatori dei Cristi hanno cinghie, fasce protettive, e il cinturone di cuoio con un supporto davanti a forma di coppa dove va inserita l’asta della croce. Nella cerimonia vengono rispettate due tradizioni tipicamente liguri: quella di portare i ‘Cristi’ con l’immagine volta all’indietro, per un privilegio concesso dal Papa ai genovesi che lo portarono così in battaglia in terra santa per impedire agli infedeli di vederne il volto, e quella rara ma talvolta fatta anche a Rocchetta, di far ‘ballare’ i ‘Cristi’, difficilissima per il grande equilibrio richiesto.


 

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