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Cenni storici e descrizione del palazzo

Palazzo Spinola è sottoposto a vincolo della Soprintendenza dei Beni Architettonici della Regione Piemonte in base alla Legge 1089 del 1939. Di proprietà comunale, ne ospita gli uffici al piano terra e due Musei permanenti: al piano nobile il ’Museo delle Arti Sacre Valli Borbera e Spinti’, sezione del Museo della diocesi di Tortona, e al piano ammezzato inferiore il ‘Museo della Resistenza e della Vita Sociale in Val Borbera’, collegato al quale è il Centro di Documentazione dove sono conservati archivi privati, libri, foto, raccolte di documenti e testimonianze della storia del paese e della valle. Nell’atrio del Palazzo sono collocati pannelli con schede informative sul Palazzo Spinola e la sua storia, corredate di foto, mappe e disegni. Un ulteriore pannello illustra brevemente la storia di Rocchetta Ligure.

Un tempo nel palazzo erano custoditi i documenti feudali: atti e contratti sulla vita dei feudi imperiali spinolini dell’Oltregiogo. Oggi vi sono conservati gli archivi comunali, e la mappa del Catasto Napoleonico del territorio datata 1810, un importante pezzo di storia del comune, testimonianza del progetto voluto da Napoleone Bonaparte che con un suo editto del 1807 ordinò la costituzione di un catasto per poter censire e tassare tutto il territorio italiano, sotto la direzione del ministero delle finanze francesi. La mappa e' composta da due parti, una cartografica che comprende la descrizione in particelle di tutto il territorio comunale, l'altra detta ‘Sommarione’ che riporta il nome dei possessori delle località descritte nella prima parte con numeri convenzionali. 

Il Palazzo, in abbandono fino al 1883 dopo l’occupazione delle milizie napoleoniche e i conseguenti danneggiamenti, è stato oggetto di vari restauri. Nel tempo ha ospitato gli uffici della Banca San Marsano, quelli della Pretura, della Prefettura, dell’Ufficio del Registro e del Consolato. Nel periodo della guerra ha ospitato la scuola media nei locali del piano nobile.

L’ultimo restauro è stato fatto nel 1999 con una ristrutturazione che ha consentito il recupero, oltreché del mezzanino inferiore, dei piani mezzani superiori per ospitare il ‘Living Theatre’ di New York, che vi ha eletto per 5 anni fino al 2003 la propria sede Europea. 


Breve storia e descrizione del Palazzo

Palazzo Spinola fu fatto costruire tra il 1666 e il 1678 quale propria residenza, da Napoleone IV Spinola. Nei documenti dell’Archivio Salvago Raggi (discendenti degli Spinola) si conservano convenzioni, conti e disegni di “mastro Lazaro Storasio di Borzoli”, fino al disegno della porta del palazzo.

Al contrario di molti palazzi dell’epoca posizionati su una piazza, è situato al centro dell’abitato di Rocchetta, parallelo all’asse viario, l’antica via del Sale,  lungo la quale si snoda il paese. Oggi la sua mole spicca alta sugli edifici limitrofi costruiti a pochi metri di distanza, ma in origine era isolato, contornato da giardini camerali, in netta separazione con il resto del paese, ma in contrapposizione alla prospiciente chiesa dell’epoca, posta sull’altura di fronte, a rimarcare il binomio nobiltà e clero. Addossata alla parete di contenimento del piazzale della chiesa è scenograficamente collocata, al centro della due rampe di risalita, la fontana seicentesca, alimentata dal superiore condotto dei mulini, sull’asse ortogonale che conduce all’ingresso principale del palazzo e prosegue,  attraversandolo, fino all’ingresso simmetrico opposto che si apre sugli spazi un tempo occupati dai giardini camerali (gli orti e i campi della ‘camera’, ossia la proprietà del feudatario) un tempo ricchi di piante di gelso. 

Il monumentale palazzo  è scandito all'esterno dal ritmo delle finestre che nella suddivisione verticale rimarcano, come in tutti i palazzi nobiliari l’importanza abitativa, con  grandi finestroni rettangolari, sia al piano  terra dove sono protette da robuste inferriate, sia al piano nobile dove le tre finestre centrali sono state arricchite da una balaustra. Ai piani ammezzati, inferiore e superiori le finestre sono piccole e squadrate. Ai lati dell’ingresso, sul basamento in basso, quattro feritoie a bocca di lupo affacciano sulle cantine e i magazzini del seminterrato.

Due cornicioni modanati ripartiscono orizzontalmente la facciata al di sopra del piano nobile e al sottotetto con un aggettante coronamento. Le pareti laterali dell’edificio sono ripartire da lesene. 

Al centro della facciata, accessibile sui tre lati, una scalinata di quattro gradini stondati, costituiti da lastre in pietra lucerna, trattenute da graffe in ferro battuto e ancorate con malta cementizia, porta al massiccio portale d'ingresso, architravato in pietra, sormontato dallo stemma della famiglia che, dalla descrizione fatta da un prelato  del tempo, che ne annotò la sua distruzione, si sa fosse modellato in rilievo sopra il portone.

La costruzione originale si legge ancora nella pianta rettangolare al piano terreno che si sviluppa attorno ad un grande atrio che stupisce per la sua ampia volumetria, e che aveva probabilmente funzioni di rappresentanza per scambi commerciali e di ricevimento degli ospiti. È delimitato da quattro pilastri che si raccordano in alto a formare delle crociere di sostegno alla volta centrale emisferica, la cui struttura, come le altre del piano terreno, porta strutturalmente il piano superiore, ed è in mattoni, al contrario di tutte le strutture murarie e delle altre volte che sono in pietra locale intonacata.

Lo spazio dell’atrio risulta strutturato nell’area centrale quadrata e in due corridoi loggiati che si sviluppano orizzontalmente davanti ai due ingressi. Intorno ad esso si aprono i locali del pianterreno e si affacciano, al di sotto delle volte a crociera le finestre del piano ammezzato inferiore, al di sotto delle quali sono visibili  le feritoie, che sottolineano funzioni originarie di controllo e di difesa dell’ambiente sottostante.

I due portoni, presentano intelaiature e ante superiori originali in castagno, mentre quelle inferiori sono state sostituite perché danneggiate in epoca napoleonica.

Il pavimento del piano terra è originario, un esempio di ‘opera spicata’ con mattoni posti a coltello in modo da riquadrare  porzioni di pavimento posate a spina di pesce (o spiga) con larghi bordi realizzati con gli stessi elementi disposti in fila lungo le direttrici dei pilastri. La diversa disposizione dei mattoni, non solo delimita gli spazi creando un effetto decorativo, ma sottolinea l'equilibrio statico della struttura, date le caratteristiche costruttive del sistema di pavimentazione, molto usato fin dall’epoca romana antica, per la notevole resistenza, stabilità e forza di coesione intrinseche.

Sulle pareti, scandite dalla bellissima ripartizione di lesene sono stati affrescati, nel corso dell’ultimo restauro, lo stemma e i ritratti del marchese Napoleone Spinola e sua moglie Girolama Brignole, copie delle raffigurazioni situate nella chiesa pievana di Roccaforte Ligure. 

Sui lati dell’atrio si aprono i locali in origine destinati probabilmente al commercio e una cucina minore collegata, oltre che con i fondi, anche con una scala di servizio che collega  verticalmente l’edificio dal seminterrato al sottotetto. 

Il piano dei fondi è costituito da una serie di locali consecutivi, con soffitti voltati con crociere in pietra, cui si giunge dal piano terra attraverso due scale di piccole dimensioni. Erano accessibili solo da ambienti riservati alla servitù, coincidenti, in questo caso, con la sala da pranzo minore posta a sinistra  entrando nell’atrio e destinati a contenere le derrate alimentari e le scorte di acqua. In corrispondenza delle bocche di lupo esterne, serrate da doppie inferriate. tre aule erano destinate a segrete o prigioni. Al di sotto del piano stradale, intorno agli angoli del Palazzo, quattro pozzi, andati distrutti sostituendo con il moderno collettore fognario l’ingegnoso condotto in mattoni interamente percorribile ad altezza d’uomo, assicuravano il deflusso delle acque salvaguardando le fondamenta, diversamente da oggi, dalle infiltrazioni d’acqua.

Dall’atrio, sotto un grande arco si sale al piano nobile attraverso una bella scala padronale in ardesia, costituita da 3 rampe semplici e  due vasti ballatoi finestrati, che porta un soffitto voltato a botte, sorretto da paraste perimetrali, poste in corrispondenza dei cambi di pendenza. Sulle rampe si aprono, nello spessore dei muri, accessi alle scale interne. Nella seconda rampa ci sono due porte: la prima conduce e tre locali posti a mezza altezza rispetto al mezzanino inferiore. La seconda è l’accesso al mezzanino stesso che ruota, con una piccola scala di tre gradini, intorno all’atrio. Tutti questi spazi erano un tempo dedicati al disimpegno per i cocchieri e i servizi di cucina, dispensa e annessi.

Nel piano ammezzato inferiore, il restauro ha restituito il collegamento originario tra le camere, nel tempo interrotto per ricavare un appartamento destinato alla servitù con percorso perimetrale sull’atrio e una serie di camerette con annessa cucina. Oggi è ripristinato il camminamento continuo con una serie di 12 finestrine e feritoie da armigeri, internamente chiuse ma visibili dall’atrio. I soffitti di altezza intorno ai 2,60 metri circa, sono voltati a vele con struttura in pietra intonacata. Su questo piano, in prossimità degli angoli vi sono aperture, murate, che potrebbero essere state, in origine, gli accessi alle torrette angolari riportate anche nella planimetria conservatasi nell’archivio SalvagoRaggi.

La terza rampa dello scalone, a metà della quale una porta conduce attraverso una scala a ripostigli e vari altri locali, tra cui l’antico archivio marchionale, porta al ballatoio del piano nobile, costituito da un ampio vano finestrato con soffitto voltato e, oltre questo al vano ascensore e ai locali dei servizi. La struttura della volta, visibile dal piano mezzano superiore. è costituita come quella del salone da una centinatura autoportante in castagno, sulla quale è inchiodato un ‘canniccio a mezza canna’ intonacato.

Il piano nobile era rigorosamente riservato alle esigenze diurne e di rappresentanza della famiglia marchionale. Si sviluppa intorno ad un vano principale, il sontuoso salone illuminato da tre grandi finestroni che si aprono sulla facciata principale del palazzo al di sotto delle quali, all’esterno, è stata inserita nell’ultimo restauro, una balaustra. Con l’antisalone di pertinenza, questo spazio svolgeva funzioni diverse, amministrative, giudiziarie e di ricevimento. Di particolare  interesse è la volta alta nove metri, la cui struttura è visibile anch’essa da aperture vetrate poste nel pavimento del piano ammezzato superiore. Gli affreschi alle pareti e sul soffitto sono recenti.  

Ai lati del salone si aprono gli accessi agli appartamenti padronali. I quattro locali perimetrali, un tempo erano le camere  e i salotti riscaldati da due grandi camini i cui fornici comunicavano con la sala nobile e sulle cui ante lignee, non più presenti, erano ritratte le armi Spinola-Pallavicino. Le porte di questo piano erano tutte in legno di noce, mentre per le altre era usato il legno di pioppo. Sulla base degli inventari salvatisi nella dispersione della documentazione, questi locali risultavano doviziosamente arredati e, benché le pareti, diversamente da quanto accadeva negli omologhi palazzi genovesi non erano decorate nè dipinte, erano riccamente paludate e nell’antisala e nel salone tre grandi tele del XVII secolo con cornici dorate, rappresentavano l’abbazia di S. Giuliano a Malta, e l’isola e le città melitensi. 

L’ammezzato superiore, raggiungibile da due scale, di cui oggi una sola è superstite, è suddiviso in due piani sovrapposti, con funzione di alloggi in parte dei marchesi (zona notte) ed in parte per la servitù. È costituito da locali disposti perimetralmente all’estradosso della volta che copre il salone del piano nobile. Gli spazi sono collegati tra loro da un percorso continuo su struttura metallica delimitato da ringhiere in ferro, dal quale si può vedere, a cielo aperto,  la struttura portante dell’antica volta dell’antisalone. Una vetrata consente anche di vedere la caratteristica costruttiva di un tratto di parete libero da intonaco,  realizzato in strati di pietra inframmezzati da fusti di salice di fiume. 

In posizione soprastante, a terminazione dello spazio abitabile, si estende il piano ’a tetto’, destinato originariamente alla servitù impiegata nelle varie mansioni necessarie al disbrigo delle faccende quotidiane. La copertura originale, ora sostituita, consisteva in embrici lapidei.

I due piani sono stati oggetto di una ristrutturazione nel 1999 per ospitare il “Living Theatre”di New York. In tale occasione sono stati ricostruiti i soppalchi crollati, gli accessi ai locali, le pavimentazioni e i serramenti sia esterni che interni inesistenti. Inoltre sono stati creati servizi, uno spazio teatrale, una sala riunioni, oltre alle camere e ad un appartamento. Oggi il sottotetto è collegato al resto del Palazzo tramite un ascensore, ma originariamente, gli accessi erano costituiti da scalette in legno verticali che partivano dall’ultima rampa della scala principale.


 

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